Milo De Angelis è nato nel 1951 a Milano, dove vive e insegna in un carcere. Ha pubblicato diversi libri di poesie: »Somiglianze« (Guanda, 1976), »Millimetri« (Einaudi, 1983), »Terra del viso« (Mondadori, 1985), »Distante un padre« (Mondadori, 1989), »Biografia sommaria« (Mondadori, 1999), »Tema dell’addio« (Mondadori, 2005). Ha scritto anche un racconto (»La corsa dei mantelli«, Guanda, 1979) e un volume di saggi (»Poesia e destino
«, Cappelli, 1982). Ha tradotto dal francese (Racine, Baudelaire, Maeterlinck, ecc.) e dalle lingue classiche (Virgilio, Lucrezio, Properzio, Antologia Palatina). Nel 2008, presso La Vita Felice, viene pubblicato »Colloqui sulla poesia«, che comprende le sue principali interviste (a cura di Isabella Vicentini e con un DVD di Viviana Nicodemo e Stefano Massari).
Milo de Angelis wurde 1951 in Mailand geboren, wo er auch lebt und an einem Gefängnis unterrichtet. Er ist Verfasser zahlreicher Gedichtbände: »Somiglianze« (Guanda, 1976), »Millimetri« (Einaudi, 1983), »Terra del viso« (Mondadori, 1985), »Distante un padre« (Mondadori, 1989), »Biografia sommaria« (Mondadori, 1999) sowie »Tema dell’addio« (Mondadori, 2005). Milo de Angelis ist auch Autor einer Erzählung (»La corsa dei mantelli«, Guanda, 1979) und eines Essaybands (»Poesia e destino«, Cappelli, 1982) sowie Übersetzer aus dem Französischen (Racine, Baudelaire, Maeterlinck) und von Texten der klassischen Antike (Vergil, Lucrez, Properz, Anthologia Palatina). 2008 erschien bei La Vita Felice der Band »Colloqui sulla poesia«, mit den wichtigsten Interviews über die Jahrzehnte, zusammengestellt von Isabella Vincentini und mit einer DVD von Viviana Nicodemo und Stefano Massari.
mistico ed orfico, spirituale e drammatico, metafisico: sulla poesia di Milo de Angelis, uno dei più importanti e più amati poeti italiani contemporanei, sono state avanzate diverse letture critiche. In effetti fin dal primo libro, »Somiglianze« (1976), un’opera prima di grande maturità che fu subito considerata uno dei principali snodi della poesia italiana del tardo ’900, la poesia di De Angelis si è mossa su registri linguistici ed espressivi molto diversificati, dal colloquiale al tecnico, dal dialogo diretto al monologo filosofico, ma sempre tenuti da un’intensità, una tensione della parola, una concentrazione emotiva assolutamente particolari e riconoscibili. La scrittura poetica di De Angelis, da »Millimetri« (1983) ai successivi »Terra del viso« (1985), »Distante un padre« (1989) e »Biografia sommaria« (1999), di volta in volta si è affidata al ritmo della passeggiata notturna (come nella poesia »Cartina muta«, che narra dell’incontro con la poetessa suicida Nadia Campana), ha attraversato periodi esistenziali oltremodo difficili e sofferti, si è posta il problema della memoria biografica e della metropoli, ha posato sguardi fulminei e penetranti sul mondo degli oggetti, sui miti dell’adolescenza e dello sport, o si è inoltrata nel mondo che dalla veglia scivola negli stati di sogno, d’abbandono e d’incoscienza.
Diversamente dai libri precedenti, internamente molto diversificati e in movimento, con fasi di transito, strappi, vuoti e sillogismi improvvisi, l’ultima raccolta, »Tema dell’addio« (2005), appare più compatta e omogenea dal punto di vista metrico e ritmico. »Tema dell’addio« è il racconto di una vicenda terribilmente comune ma insieme difficilmente raccontabile e inaudita qual è la morte della persone amata. Tra elegia, coro, meditazione ed evocazione, litania, compianto ed espiazione, l’ultimo libro di De Angelis diventa così il racconto paradossale di un dolore non contenibile in un canto. Tuttavia, all’interno della tragedia »che continua a finire«, resta sempre un intoccabile residuo di bellezza e di forza. Attraverso una specie di continua reversibilità ipnotica tra passato e presente, »Tema dell’addio« affronta il suo argomento con un massimo di tatto e di sobria eleganza musicale, con insistenti riprese e ritornelli (indizi forse di un disegno in cui il futuro è già passato), non cessando di ribadire il senso dell’esistenza ma senza per questo negare o cancellare il peso della perdita. Qualcosa è stato, »è avvenuto«. De Angelis è capace di ripeterlo, con fermezza e fatalità.
Theresia Prammer
Anch’io disegnavo un quadrato perfetto
per cavare sangue dalle pulci!
Vi ho conosciuti così, tra questi ruderi,
raccogliendo il quaderno ustionato, stringendo
una rosa che vacilla. A volte bastava
uno sguardo ai giornali, al tavolino girevole,
era il segnale convenuto: atto
femminile di fede,
cresceva in mezzo agli olmi. Il vostro scatto incantava
mite e allucinato: due colonnine tra le tempie,
due sentinelle ci appartengono per niente.
Così, a incursioni, venivo
da voi, nel doppio bene
e non so
quando cominciò a nevicare
però in tasca trovavo sempre qualche cerino
sollevando il corpo spossato di una formica
aspettavo che tacesse
quell’unico, potente secolo.
Auch ich entwarf ein vollendetes Viereck
um Blut aus den Flöhen zu pressen!
So lernte ich euch kennen, unter diesen Trümmern,
das halbversengte Heft auflesend, zwischen den Fingern
eine schwankende Rose. Manchmal genügte
ein Blick auf die Zeitungen, den Drehtisch,
es war das vereinbarte Zeichen: weibliches
Glaubensbekenntnis,
wachsend inmitten der Ulmen. Euer Ausbruch betörte
wahnhaft und sanft: zwei kleine Säulen zwischen den Schläfen
zwei Wächter, die uns sinnlos angehören.
So stieß ich, überfallsartig
zu euch, zum doppelten Guten
und ich weiß nicht,
wann es zu schneien begann
doch in der Tasche fand ich immer irgendein Streichholz
zog den ausgemergelten Körper einer Ameise ans Licht
wartete, daß dieses einzige,
gewaltige Jahrhundert das Schweigen ergriff.
aus »Distante un padre« (1998)
Übersetzung: Theresia Prammer